Third day of travel

Terzo giorno di viaggio. Più o meno, per parlare di viaggio nella nostra "concezione" bisognerebbe spostarsi, invece noi siamo ancora fermi nella metropoli in attesa di conoscere il nostro destino. Stiamo ampliando i nostri orizzonti e ieri abbiamo giocato a fare i turisti. Alloggiamo nella guest house "Passionate Fathers" ed è incredibile quanta gente interessante passi di qui.

Leopoldo è un dottore che vive tra l'Italia e la Tanzania da oltre trent'anni, la conosce come le sue tasche e ci ha voluto regalare una giornata da sogno, prima di ripartire per Padova. Ad appena cinque minuti a nord di Der es Salaam è possibile prendere una barchetta per raggiungere l'isola di Mbudya. Aveva promesso di insegnare a nuotare alle bambine di una sua amica e noi ci siamo aggregati. È strano ma sembra che pochissimi locali sappiano stare a galla, nonostante il mare sia bellissimo e gratuito per chi è sulla costa. Se pensiamo a come sia normale e spontaneo per noi passare le vacanze al mare, ci ha fatto tenerezza vedere come Leopoldo abbia fatto scoprire la barriera corallina alle adolescenti, che fino a poco prima non avevano mai messo un piede in acqua. È stata una esperienza fantastica anche per noi, godere di una spiaggia bianchissima, con un fondale pieno di pesci colorati e ciliegina sulla torta, mangiare a pranzo aragoste appena pescate. Qui è così, vuoi un'aragosta? Te la vanno a prendere sugli scogli. Ci siamo sentiti un po' in colpa a trattarci così bene, ma ci ha rincuorato vedere le spiagge affollatissime di locali. Questo non è un posto turistico, per fortuna.

Oggi, tre dicembre, abbiamo incontrato l'ambasciatore italiano per consegnargli la targa commemorativa della ONLUS "Cattolica per la Tanzania". Trovare l'ambasciata non è stato facile. Appena usciti dall'albergo abbiamo cercato un Tuctuc (o Bajaji, ognuno lo chiama a modo suo) e il conducente si è perso. Anzi, non sapeva proprio dove andare, ma è partito. Non ci ha detto che non sapeva la strada, così prima ci ha portato all'ambasciata iraniana (vista la faccia di Panino), poi in quella americana, poi alla canadese, la svedese, la norvegese, la danese e non ricordo cos'altro. Stavamo per gettare la spugna quando a fianco all'ambasciata del Burundi abbiamo trovato la nostra, per caso. I locali vogliono rendersi utili e dicono sempre di conoscere la strada.

L'incontro con l'ambasciatore si è tramutato in una piacevole chiacchierata, sorseggiando del gustoso caffè italiano. È stato disponibilissimo con noi e farà il possibile per aiutarci a far partire questo viaggio per il verso giusto. Questa sera ci è giunta la notizia definitiva che il container arriverà in Kenya a Mombasa il 7 sera e se riusciamo ad oliare i giusti ingranaggi avremo i mezzi pronti e sdoganati nel giro di 24/48 ore, qui in Tanzania. Incrociamo le dita. Intanto viviamo ancora un po' la città ed aspettiamo a braccia aperte il collega Francesco Piersanti. Domani sarà dei nostri!